Paolo Parente

Mosca bianca

Gen
06

Non avermene,
se sono costretto a tesserti
sulle inquiete zampine
catene che non spezzerai.

E le ali che volevi
battessero ancora
cieli a riparo
dalla cattiva stagione,
scuotono la ragnatela
e il mio rimorso.

È quasi inverno
mosca bianca,
quasi il punto che,
vada come vada,
morirai.

Mio fratello Giovanni

Gen
06

Ero appena uscito dalla doccia e un primo giorno dell’anno non freddo, ma neanche accogliente, mi attendeva oltre la porta. Mi toccava raggiungere i parenti più intimi per riprendere quello che avevamo interrotto i giorni precedenti, da una settimana a quella parte: mangiare di tutto, ingozzarci, mettere il cibo prima di noi stessi e andare avanti all’infinito, senza sapere né chiederci perché. Del resto lo sapete anche voi; le feste.
Ormai vivevo solo da più di un anno. Alla fine, pur di separarmi dai miei, mi ero convinto a trasferirmi in un’altra casa, restando comunque nella loro città. Ne avevo bisogno per crearmi lo spazio necessario a trovare una strada mia, o comunque era quello che pensavo. Tutto sommato stavo meglio senza le troppe regole insensate che c’erano in casa dei miei. Potevo imparare a sentire quello che era giusto per me; sì, insomma, a pensarci almeno, a provare a prendere un posizione. (altro…)