Paolo Parente

Dov’è che andava

Gen
03

Racconto pubblicato, con un altro titolo, da Verde Rivista.
https://verderivista.wordpress.com/2016/12/05/ma-che-cazzo-di-bestia-cieca/

La prima volta che li vidi insieme ero con degli amici ai tavolini del bar in piazza e c’era musica dal vivo, una tribute band dei Pink Floyd. Lui non lo vedevo da tempo, perché per un periodo aveva fatto la spola da Roma, dove aveva finalmente trovato lavoro come infermiere, che poi aveva perso qualche mese dopo e non ci aveva mai detto bene perché. Lei non l’avevo mai vista, non era delle nostre parti. Comunque, mentre si avvicinavano, Stefano seduto alla mia destra mi sfiorò il braccio e mi disse all’orecchio che non ci poteva credere.

Stefano non ci poteva credere perché lei era davvero bellissima e altissima. Era bellissima (e altissima) in sé e in relazione a lui, all’esterno e verso l’esterno; questo ci faceva già supporre che fosse bellissima (…) dentro quanto fuori. Valerio era il classico ragazzo normale, uno che aveva sempre avuto delle relazioni lunghe con ragazze altrettanto normali, che poi si spegnevano molto prima di finire, tanto che al momento dei saluti s’erano già persi tutti i rancori. (altro…)

Mio fratello Giovanni

Gen
06

Ero appena uscito dalla doccia e un primo giorno dell’anno non freddo, ma neanche accogliente, mi attendeva oltre la porta. Mi toccava raggiungere i parenti più intimi per riprendere quello che avevamo interrotto i giorni precedenti, da una settimana a quella parte: mangiare di tutto, ingozzarci, mettere il cibo prima di noi stessi e andare avanti all’infinito, senza sapere né chiederci perché. Del resto lo sapete anche voi; le feste.
Ormai vivevo solo da più di un anno. Alla fine, pur di separarmi dai miei, mi ero convinto a trasferirmi in un’altra casa, restando comunque nella loro città. Ne avevo bisogno per crearmi lo spazio necessario a trovare una strada mia, o comunque era quello che pensavo. Tutto sommato stavo meglio senza le troppe regole insensate che c’erano in casa dei miei. Potevo imparare a sentire quello che era giusto per me; sì, insomma, a pensarci almeno, a provare a prendere un posizione. (altro…)