Paolo Parente

17 novembre 2016

Gen
03

Il vuoto più bello che ho
è quello che hai affidato
in un gesto prima di andare.
Con due dita sulle labbra
hai accompagnato un bacio
che continua a seguirmi,
a raggiungermi adesso
che non sei da nessuna
parte, che è notte e sento,
come mai, di essere solo
e mi chiedo come fanno
mani sicure come la tue
a non accarezzare più
a non spianare le strade
a non posarsi sulla tavola
per il pranzo domenicale.
Un giorno, un mese,
un secolo attraversa
le mie stanze, ascolto
giungere dalle viscere
la nenia dei ricordi e
sembrerà ieri, sempre,
ogni leggero ritrovarsi.
C’era un grande uomo
ed era per me la casa,
la stagione, il sorriso,
la parola, il mio tempo.

Mosca bianca

Gen
06

Non avermene,
se sono costretto a tesserti
sulle inquiete zampine
catene che non spezzerai.

E le ali che volevi
battessero ancora
cieli a riparo
dalla cattiva stagione,
scuotono la ragnatela
e il mio rimorso.

È quasi inverno
mosca bianca,
quasi il punto che,
vada come vada,
morirai.